Jimmy continua a stupire nella Ruota della Fortuna: una performance di strategia pura, anche quando la fortuna gira di lato. Il campione si conferma un fenomeno del gioco.
Ogni volta che sintonizzo La Ruota della Fortuna, mi aspetto sempre un po’ di sano divertimento e qualche sorpresa. Ma la puntata del 29 dicembre è stata diversa. È stata una di quelle serate in cui ti appassioni al destino di un singolo concorrente, segui ogni sua mossa trattenendo il fiato, e ti ritrovi a fare il tifo da solo sul divano. Il merito, è inutile girarci attorno, è stato tutto di Jimmy. Un nome ormai familiare per i fedelissimi del programma, che in questa puntata ha dato una vera e propria lezione di come si gioca, mescolando freddo calcolo, intuizione lampo e quella grinta che non tutti hanno. Anche quando, nel momento decisivo, il famoso “fattore C” – la sorte, insomma – ha deciso di voltargli le spalle. Ma andiamo con ordine, perché la sua è stata una partita da raccontare pezzo per pezzo.
Non solo fortuna: la mente strategica dietro ogni lettera scelta
Spesso si pensa a questi giochi televisivi come a un semplice lancio di dadi. Vince chi è più fortunato, chi indovina la frase per caso, chi becca la busta con il premio più alto. Jimmy, puntata dopo puntata, sta sfatando questo mito. La sua è una preparazione metodica. Fin dalle prime ruote, si vede che non sta scegliendo le consonanti a caso. Osserva la struttura della frase, conta gli spazi, valuta le lettere più probabili nella lingua italiana. Puntare su “R”, “S”, “T”, “L” e “N” all’inizio? È la base. Ma lui va oltre, e si vede.
Prendiamo la fase centrale della puntata, quando aveva già accumulato un bel gruzzoletto. Invece di accontentarsi o di fare la scelta ovvia, ha rischiato calcolando. Ha optato per lettere come la “C” o la “G” in posizioni che potevano rivelare gruppi fonetici decisivi, magari in parole lunghe che avrebbero aperto il gioco. È un lavoro quasi da criptoanalista, fatto sotto pressione, con il cronometro che scorre e il presentatore che incalza. E i risultati, in termini di montepremi accumulato prima della Ruota delle Meraviglie, parlano chiaro. Non era solo un vantaggio economico; era un vantaggio psicologico enorme sugli avversari. Entrare in quella fase finale sapendo di poter sbagliare un paio di lettere senza essere eliminati ti dà una tranquillità che è, a sua volta, un’arma potentissima.
La Ruota delle Meraviglie: quando la suspense diventa palpabile
E poi arriva quel momento. La musica cambia, l’illuminazione in studio si fa più drammatica, e tutto si gioca su tre frasi e tre buste. Il tema era “Chiodo”, apparentemente semplice, ma in realtà insidioso. Perché i modi di dire e gli oggetti di uso comune sono proprio quelli che, sotto stress, possono sfuggirti. E qui ho visto un Jimmy leggermente diverso: concentratissimo, ma forse anche un filo troppo teso dalla consapevolezza di essere il favorito. La telecamera gli ha fatto un primo piano mentre ascoltava la prima frase: “In un detto scaccia chiodo”. La sua espressione era di profonda concentrazione. Lo spettatore a casa aveva già in mente “chiodo scaccia chiodo”, ma in studio, con i secondi che volano, quel collegamento non è scattato in tempo.
È stato un susseguirsi di tentativi andati a vuoto, per tutte e tre le frasi. Un silenzio carico di delusione, ma anche di rispetto, è calato in studio. Perché tutti, pubblico e conduttore, sapevano che quel momento di stallo non cancellava la superba partita giunta fino a lì. Poi, il colpo di scena delle buste. 100 euro, 20.000, 5.000. Nessuna è andata a Jimmy. In quel preciso istante, ho pensato a quanto sia spietatamente bello questo gioco. Ti regala trionfi stratosferici e piccole amarezze con la stessa indifferenza. Eppure, guardando Jimmy, non c’è stata una smorfia di rabbia. Solo un sorriso un po’ amaro, un cenno di assenso. Accettazione sportiva. Ed è qui che si misura un vero campione, secondo me: non quando vince, ma quando perde con eleganza, sapendo di aver dato tutto.
Cosa potrebbe rendere il gioco ancora più avvincente? Qualche spunto
Vista da spettatore, una puntata così intensa fa anche venire voglia di immaginare come La Ruota della Fortuna potrebbe evolversi per mantenere alta la tensione. Jimmy, con il suo approccio quasi “professionale”, ha in qualche modo alzato l’asticella. Come si potrebbe adeguare il gioco? Alcune idee sono venute anche a me, guardando. Introdurre più buste verdi (quelle con i moltiplicatori) nella fase finale, o magari un “jolly” che un concorrente può guadagnare in una delle prove precedenti, renderebbe la Ruota delle Meraviglie meno binaria (tutto o niente). Poi, variare i temi delle frasi è cruciale: inserire riferimenti a serie TV attuali, a eventi sportivi, o alla musica, non sarebbe una forzatura, ma un modo per agganciare anche il pubblico più giovane e far sentire tutti più “dentro” al gioco. Infine, perché non pensare a un mini-sondaggio social durante la puntata, dove da casa si può provare a indovinare la frase misteriosa? L’interazione non è più il futuro, è il presente, e un programma così classico potrebbe trarne nuova linfa senza tradire la sua anima.
Alla fine dei conti, la storia di Jimmy in questa puntata è la storia di come il talento umano possa brillare anche dentro un format consolidato. Ha dimostrato che, alla fine, la ruota la gira l’uomo, non il caso. I suoi 22.000 euro di quella sera, che si sommano a un montepremi totale da capogiro, sono la prova di una costanza rara. Ci ha regalato suspense, ammirazione e anche un po’ di sana delusione condivisa. Ecco, forse è proprio questo il segreto: ha fatto sentire noi a casa parte della sua partita. Non resta che aspettare le prossime puntate, per vedere se qualcuno riuscirà a scuotere il suo dominio, o se Jimmy continuerà a scrivere la sua piccola, straordinaria, saga televisiva. Io, per ora, non lo perderei per nulla al mondo.